Scisma: cos’è e quali sono stati i più importanti nella storia della Chiesa cattolica

Scisma: cos’è e quali sono stati i più importanti nella storia della Chiesa cattolica

Scisma: quando la Chiesa si divide e la fede si spezza. I principali scismi della storia della Chiesa e cosa li ha causati

Ci sono ferite che non sanguinano, ma lasciano solchi profondi nella memoria collettiva.
Ferite che non si vedono, ma che hanno segnato la storia del cristianesimo e il cuore stesso della fede in modo indelebile. Lo scisma, parola antica che significa “separazione”, non è soltanto un episodio di divisione ecclesiastica: è la rottura di un’unità spirituale che per secoli aveva tenuto insieme popoli, culture e lingue diverse sotto un’unica Chiesa. Dietro ogni scisma si intrecciano motivi teologici, questioni di potere, differenze culturali e umane fragilità. È la somma di incomprensioni, rivalità e tensioni che, a poco a poco, erodono ciò che sembrava indissolubile.
Eppure, queste fratture raccontano anche la complessità della storia della fede cristiana: una storia fatta di errori e riconciliazioni, di contrasti e dialoghi, di uomini che, pur divisi, hanno continuato a cercare Dio. Quando parliamo di scismi della Chiesa, dunque, significa parlare non solo di teologia o di politica religiosa, ma dell’uomo stesso: del suo bisogno di unità e della sua inevitabile tendenza alla discordia.

divisioni religione cristiana

Leggi anche:

Le maggiori divisioni nella religione cristiana
La religione cristiana è in realtà formata da molte confessioni religiose, simili per alcuni aspetti…

Definizione di scisma

Analizzando l’etimologia del termine, scopriamo che la parola greca schísma significa “spaccatura”, “divisione”. Abbiamo però già accennato a come lo scisma non sia solo una separazione formale tra due o più gruppi di credenti che smettono di condividere lo stesso pensiero religioso. La ferita aperta da uno scisma è molto più profonda, e va a toccare il cuore stesso della religione cristiana, col venire meno di quel respiro condiviso che tiene unita una comunità di fede. Parliamo della perdita della comunione. Il Codice di Diritto Canonico definisce lo scisma come “il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti” (can. 751).
Quando parliamo di chiesa, comunione e scisma rappresentano due posizioni diametralmente opposte.
La comunione implica per il singolo o il gruppo di fedeli la piena appartenenza alla Chiesa, con la partecipazione ai sacramenti, il riconoscimento dell’autorità del Papa, la condivisione della fede e della vita religiosa, nonostante le differenze di culture e tradizioni.

I sette sacramenti

Leggi anche:

I sette sacramenti della tradizione cristiana
I Sacramenti, e in particolare l’eucaristia, sono considerati l’origine e la massima espressione…

Lo scisma, al contrario, è il momento in cui ogni partecipazione e condivisione si interrompono, in modo implicito, silenzioso, o con aperte dichiarazioni e gesti evidenti.

Attenzione, però, non stiamo parlando di eresia. L’eresia nasce effettivamente da divergenze teologiche, lo scisma solitamente da questioni di disciplina, da contrasti di potere, da motivi politici o personali. Pur indicando realtà differenti, sia l’eresia sia lo scisma rompono l’unità della fede.
La parola eresia viene dal greco hairesis, cioè “scelta”. In origine non aveva un’accezione negativa: indicava semplicemente l’atto di aderire a una scuola o a un pensiero.
Ma con il tempo, nella Chiesa, quel termine prese un significato diverso, e più doloroso.
L’eresia divenne la “scelta separata”, il momento in cui qualcuno decide di prendere una via propria, accogliendo solo parte della verità e rifiutando il resto.
L’eresia, dunque, divenne manifestazione di una divergenza dottrinale, di un rifiuto consapevole di una verità di fede proclamata dalla Chiesa riguardo a Dio, a Cristo, e ai misteri della salvezza.
Lo scisma, invece, non nasce dal disaccordo su un dogma, ma dal venir meno della comunione: è la separazione da un’autorità o da una comunità, anche quando la fede professata rimane la stessa.
In altre parole, l’eretico dice: “non credo a ciò che la Chiesa insegna”; lo scismatico dice: “non riconosco più la tua guida, né voglio condividere il tuo altare”.

La Chiesa, nella sua lunga storia, ha conosciuto lacerazioni e fratture nate da idee, divisione drammatiche all’orgoglio, dispute teologiche trasformate in distanze umane.
Alcune si sono rimarginate, altre restano ancora oggi vive. Parliamo in particolare del Grande Scisma d’Oriente (1054), che separò per sempre la Chiesa di Roma da quella di Costantinopoli, e dello Scisma d’Occidente (1378-1417), quando più papi si contesero il trono di Pietro, confondendo e dividendo l’Europa cristiana.

la storia dei dogmi della chiesa

Leggi anche:

La storia dei dogmi della Chiesa cattolica
I dogmi sono verità assolute e imprescindibili alle quali ogni cristiano deve credere in virtù della propria fede…

Scisma d’Oriente: la ferita del 1054

Lo Scisma d’Oriente fu come un terremoto che separò definitivamente Roma e Costantinopoli, la Chiesa latina e quella greca, l’Occidente e l’Oriente cristiano.​ Questo lo rese uno degli scismi più dolorosi e drammatici, anche se dobbiamo considerare che l’atto finale di questa tragedia fu solo l’ultimo di una storia di tensioni e lotte sotterranee che si protraevano da secoli. Per i bizantini, Roma era diventata troppo arrogante, per i latini, l’Oriente troppo ribelle.

Ma quali furono i motivi di divisione?

Da un lato Roma imponeva il primato universale del Papa come successore di Pietro, dall’altro Costantinopoli proponeva un modello di Chiesa collegiale, guidata dai patriarchi, non da un’unica autorità. Infatti in Oriente, la Chiesa viveva in stretta simbiosi con l’Impero bizantino, secondo la dottrina del cesaropapismo, che riconosceva all’Imperatore (basileus) non solo il potere politico, ma anche un ruolo di guida nelle questioni religiose, mentre a Roma il Papa rivendicava la piena autonomia della Chiesa dal potere secolare e, anzi, la sua supremazia spirituale su ogni autorità terrena, inclusi i sovrani.

basilica di san pietro

Leggi anche:

San Pietro in Vaticano: Chiesa simbolo di tutto il mondo cristiano
San Pietro in Vaticano è una basilica piena di significati, misteri e…

Ma al di là della questione dogmatica dell’autorità del Papa, dobbiamo considerare le differenze linguistiche, culturali, liturgiche e politiche che allontanavano i cristiani d’Occidente da quelli di Oriente, a partire dalla lingua con cui venivano recitate le preghiere, latino per i primi, greco per i secondi. Il divario culturale tra Oriente e Occidente fu lento e inesorabile e portò a profonde differenze non solo nei modelli giuridici e amministrativi, ma nell’impronta culturale, latina per l’Occidente, ellenistica per l’Oriente. Queste differenze finirono con l’influenzare inevitabilmente anche la teologia e la liturgia.

Inoltre in Occidente papa Siricio aveva imposto definitivamente il celibato ecclesiastico, stabilendo che la regola dovesse valere per tutta la Chiesa e che il celibato fosse necessario per l’ordinazione e la consacrazione. Nelle Chiese d’Oriente, invece, il Concilio in Trullo (691-692) stabilì che i vescovi dovessero provenire dal clero celibe o monastico, mentre ai presbiteri e ai diaconi sposati fu consentito di mantenere il matrimonio contratto prima dell’ordinazione, a condizione di osservare la continenza nei tempi liturgici. Questa tradizione è rimasta viva fino a oggi, sia nelle Chiese ortodosse sia nelle Chiese cattoliche orientali di rito bizantino.

diacono funzioni

Leggi anche:

Come diventare diacono: mansioni e formazione
Chi è il diacono e cosa fa? Come diventare diacono? Scopriamo di più su questa figura da sempre…

Un’altra delle differenze liturgiche che portò allo scisma tra Oriente e Occidente riguardava il tipo di pane usato nell’Eucaristia. In Occidente, dall’VIII-IX secolo, prevalse l’uso del pane azzimo, non lievitato, in memoria dell’Ultima Cena pasquale e per motivi simbolici e pratici legati alla liturgia latina. In Oriente, invece, si mantenne la tradizione del pane lievitato (artos), segno della Risurrezione e della vita nuova in Cristo.

La miccia vera dello scisma fu l’aggiunta del Filioque al Credo. La parola latina significava “e dal Figlio”, e fu aggiunta in Occidente al Credo niceno-costantinopolitano a partire dal Concilio di Toledo (587), per affermare che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, in opposizione all’eresia dell’arianesimo. L’aggiunta, fatta senza il consenso dell’Oriente, suscitò una forte reazione: per i Patriarchi orientali violava il divieto del Concilio di Efeso (431) di modificare il Simbolo della fede e alterava l’equilibrio teologico della Trinità, che per l’Oriente trova nel Padre l’unica origine della divinità. Pur non essendo l’unica ragione del Grande Scisma, questa controversia rappresentò la divisione dogmatica più profonda tra le due Chiese.

La trinità

Leggi anche:

Santissima Trinità: significato e rappresentazione iconografica
Il concetto di Trinità riassume la dottrina fondamentale della chiesa cattolica: Dio è Uno e Unico…

Il 16 luglio 1054 tutto esplose.
Il cardinale Umberto di Silva Candida depositò sulla mensa dell’antica Basilica di Santa Sofia una bolla di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario. Otto giorni dopo, Cerulario rispose con la stessa moneta, scomunicando i legati pontifici.​ Questa è la data che la storiografia assume come inizio del Grande Scisma d’Oriente, la frattura definitiva tra la Chiesa cattolica di Roma e la Chiesa ortodossa di Costantinopoli. In poche settimane, il mondo cristiano si divise in due.: a Occidente la Chiesa Cattolica Romana, a Oriente la Chiesa Ortodossa. Due modi di intendere la fede, entrambi sinceri, ma irrimediabilmente distanti.

scomunica

Leggi anche:

La scomunica: in cosa consiste e quando si viene scomunicati
La scomunica è il gesto più drammatico e solenne che la Chiesa cattolica può compiere verso uno dei suoi figli…

Dopo il Grande Scisma del 1054, non mancarono i tentativi di riavvicinamento. Roma e Costantinopoli continuarono, seppur a distanza, a guardarsi. Ogni secolo vide un gesto, un concilio, una speranza che si accendeva, e poi, immancabilmente, si spegneva di nuovo. Le ferite erano profonde: differenze teologiche, orgogli antichi. In occasione del Concilio di Firenze (1438-1445) le due Chiese sembrarono sfiorarsi davvero: i delegati orientali firmarono un accordo che riconosceva il primato del Papa, tentativo già avvenuto nel 1247 in occasione del Concilio di Lione. Per un istante parve che la comunione potesse rinascere. Ma, tornati a casa, trovarono i monaci e il popolo in rivolta. Costantinopoli non voleva inginocchiarsi a Roma, e l’unione si dissolse prima ancora di fiorire.

Per secoli la Chiesa ortodossa continuò il suo cammino autonoma da Roma, mantenendo la liturgia bizantina, il greco come lingua sacra e una spiritualità fondata sul mistero e sulla contemplazione. Oggi è formata da molte Chiese autocefale, greca, russa, serba, costantinopolitana, unite nella fede e nei riti, ma senza un’autorità centrale paragonabile al Papa. La Chiesa cattolica, invece, conservò il latino, il primato papale e una struttura più razionale e giuridica. Due vie diverse nate dallo stesso albero della fede.

Nel 1964, accadde qualcosa di nuovo: a Gerusalemme, il patriarca Atenagora I e papa Paolo VI si abbracciarono. Un gesto semplice, ma che il mondo intero comprese: dopo novecento anni, le due Chiese tornavano a chiamarsi sorelle. L’anno seguente, nel 1965, le scomuniche del 1054 furono revocate: non più anatemi, ma parole di pace. Da allora, il dialogo non si è mai fermato. Cattolici e ortodossi restano separati nella forma, ma più vicini nello spirito.

differenza tra ortodossi e cattolici

Leggi anche:

Qual è la differenza tra ortodossi e cattolici
La differenza tra ortodossi e cattolici passa attraverso la storia stessa del Cristianesimo…

Scisma d’Occidente: quando la Chiesa si divise da sé stessa

Se lo scisma d’Oriente fu separazione tra due mondi, quello d’Occidente fu una guerra intestina: una Chiesa frantumata al suo interno, incapace di riconoscersi.
Tutto iniziò nel 1309, quando il Papa Clemente V trasferì la sede pontificia da Roma ad Avignone, nel sud della Francia.
Per settant’anni, i papi vissero lì sotto l’ombra e l’influenza dei re francesi, in quella nota come cattività avignonese. Fu il periodo che Dante chiamò “la prigionia di Babilonia”; il papato sembrava divenuto francese.

Nel 1377, Gregorio XI riportò la sede a Roma, ma, alla sua morte, scoppiò il caos.
I romani, temendo un altro papa francese, assediarono il conclave chiedendo un papa romano o almeno italiano.
Fu eletto Bartolomeo Prignano, Urbano VI, che però, per il suo carattere energico e i progetti di riforma, si inimicò molti cardinali. Rifugiatisi a Fondi, questi dichiararono nulla la sua elezione e scelsero Roberto di Ginevra, Clemente VII, che stabilì la sua sede ad Avignone.​

Da quel momento, due papi regnavano contemporaneamente: uno a Roma, uno in Francia. Entrambi si scomunicavano a vicenda, entrambi rivendicavano la vera successione apostolica.
L’Europa si divise: Francia, Spagna e Scozia seguirono Avignone; Inghilterra, Germania e i regni del Nord Roma.​
Per i fedeli fu smarrimento totale: chi era il vero papa? A chi dovevano obbedire?

Nel 1409, per sanare la divisione, alcuni cardinali convocarono un concilio a Pisa, destituirono i due papi e ne elessero un terzo. Il risultato fu disastroso: ora c’erano tre papi, a Roma, Avignone e Pisa! La confusione era massima, la credibilità della Chiesa al minimo.

Finalmente il Concilio di Costanza, indetto tra il 1414 e il 1418 dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, riuscì a porre fine allo scisma. Gregorio XII venne riconosciuto come unico Papa legittimo, ma scelse di abdicare per amore dell’unità. Gli altri due Papi furono deposti.
Nel 1417 fu eletto Martino V come unico pontefice per tutta la cristianità.

Nonostante la sua risoluzione, anche lo Scisma d’Occidente lasciò un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’Europa cristiana. Il papato ne uscì indebolito, poiché con il Concilio di Costanza l’Impero affermò la propria autorità sul pontefice, ridimensionandone il potere assoluto. Nacquero movimenti di autonomia nazionale, come il gallicanesimo in Francia e spinte di riforma ecclesiastica in varie regioni. La lunga divisione del potere papale favorì inoltre la comparsa di eresie e scissioni, come quella ussita in Boemia, e minò la credibilità morale della Chiesa, preparando il terreno alla futura Riforma protestante. Infine, sul piano politico, lo scisma acuì le rivalità tra le potenze europee, segnando la fine del sogno di una cristianità unita sotto un solo pastore.